Monologo finale di Sonja da Zio Vanja
...l'essenza della consapevolezza di quale direzione sta prendendo la propria vita.
«Che fare? Bisogna vivere!
«Zio Vanja, vivremo. Vivremo una lunga, lunga fila di giorni, di lente serate: sopporteremo pazientemente le prove che il destino ci manderà; lavoreremo per gli altri, e adesso e nella vecchiaia, senza riposo, e quando arriverà anche per noi la nostra ora, moriremo umilmente, e di là, oltre la tomba, diremo che abbiamo sofferto, che abbiamo pianto, che la sorte è stata amara per noi, e Dio avrà pietà di noi, e io e te, zio, caro zio, vedremo una vita luminosa, bella, incantevole, conosceremo la gioia, e guarderemo alle nostre disgrazie di oggi con tenerezza, con un sorriso… e riposeremo! Io credo, zio, credo, con tutte le mie forze, con tutta l’anima, credo… E riposeremo!
«Riposeremo. Sentiremo gli angeli, vedremo il cielo che sfolgorerà di diamanti, vedremo tutto il male della terra e tutte le nostre sofferenze annegare nella misericordia che inonderà il mondo… e la nostra vita diventerà serena, tenera, dolce come una carezza… Io credo; io credo… Povero, povero zio Vanja, tu piangi… Tu non hai conosciuto la gioia, nella tua vita, ma aspetta, zio Vanja, aspetta… Riposeremo… riposeremo… Riposeremo!»
martedì 25 ottobre 2016
giovedì 13 ottobre 2016
lunedì 19 settembre 2016
SPOGLIARSI DEL SUPERFLUO
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A tutti nella vita dovrebbe capitare di punto in bianco di non avere più nulla, come un passaggio obbligato, farebbe molto bene,si imparerebbe ad apprezzare tutto ciò che si possiede e non parlo "mai" di cose materiali; non dico nulla di nuovo ma purtroppo non è una cosa che capita a tutti, al solito uno può avere tutto e un altro non avere nulla.
domenica 11 settembre 2016
11 Settembre 2001 - 11 Settembre 2016
Non ho mai amato pensare dov'ero quel giorno, cosa stavo facendo, come è cambiata la mia vita?
E tutto quel ruminare, si avete capito bene ruminare mentale che ho scoperto poi, può essere, se troppo approfondito, l'inizio di depressione.
In realtà questo giochino lo facevo da ragazza, dove sarò tra dieci anni? Cosa avrò realizzato?
Ma credo che queste domande se le pongano un po tutti sperando, aiutati dalla gioia della spensieratezza giovanile di avere una buona sorte.
Quindi non è vero che il giochino non lo praticavo, lo facevo e come, forse oggi a distanza le risposte non mi soddisfano, tutto, qui!
Dunque l'11 Settembre 2001, avevo avuto da circa cinque mesi il mio primo contratto a tempo indeterminato, in realtà non era il primo ma era il primo in cui il datore di lavoro rispettava i suoi obblighi, io i miei li ho sempre rispettati, con qualsiasi contratto, ma anche lui aveva le sue pecche visto che durante il colloquio mi chiese esplicitamente se avessi intenzione di sposarmi a breve, in realtà della mia situazione sentimentale non gliene importava granché ma del relativo, ipotetico pargolo che ne sarebbe scaturito con conseguente riflesso sul lavoro, si!
Andiamo avanti, dunque circa cinque mesi di contratto e poi quel pomeriggio, sappiamo tutti cosa è successo e io mi ritrovavo per la prima volta a confrontarmi con la paura di non riuscire a realizzare i miei obiettivi o meglio la paura del domani o meglio dell'ignoto.
Il confronto va fatto con l'oggi... diciamo che se nella vita hai paura di qualcosa è proprio perché quel qualcosa non sai come gestirlo.
E no, non me lo chiedo dove sarò tra quindici anni?
Chissà????
Non ho mai amato pensare dov'ero quel giorno, cosa stavo facendo, come è cambiata la mia vita?
E tutto quel ruminare, si avete capito bene ruminare mentale che ho scoperto poi, può essere, se troppo approfondito, l'inizio di depressione.
In realtà questo giochino lo facevo da ragazza, dove sarò tra dieci anni? Cosa avrò realizzato?
Ma credo che queste domande se le pongano un po tutti sperando, aiutati dalla gioia della spensieratezza giovanile di avere una buona sorte.
Quindi non è vero che il giochino non lo praticavo, lo facevo e come, forse oggi a distanza le risposte non mi soddisfano, tutto, qui!
Dunque l'11 Settembre 2001, avevo avuto da circa cinque mesi il mio primo contratto a tempo indeterminato, in realtà non era il primo ma era il primo in cui il datore di lavoro rispettava i suoi obblighi, io i miei li ho sempre rispettati, con qualsiasi contratto, ma anche lui aveva le sue pecche visto che durante il colloquio mi chiese esplicitamente se avessi intenzione di sposarmi a breve, in realtà della mia situazione sentimentale non gliene importava granché ma del relativo, ipotetico pargolo che ne sarebbe scaturito con conseguente riflesso sul lavoro, si!
Andiamo avanti, dunque circa cinque mesi di contratto e poi quel pomeriggio, sappiamo tutti cosa è successo e io mi ritrovavo per la prima volta a confrontarmi con la paura di non riuscire a realizzare i miei obiettivi o meglio la paura del domani o meglio dell'ignoto.
Il confronto va fatto con l'oggi... diciamo che se nella vita hai paura di qualcosa è proprio perché quel qualcosa non sai come gestirlo.
E no, non me lo chiedo dove sarò tra quindici anni?
Chissà????
lunedì 5 settembre 2016
Anche la Norvegia dice Addio alla caccia alle Foche.
http://www.essereanimali.org/norvegia-fine-alla-caccia-alle-foche
Un po di tempo fa ho letto questo titolo e mi sono detta evviva c'è speranza per la terra!
Certo di questo passo forse prima di risolvere tutti i problemi di maltrattamenti sugli animali quest'ultimi saranno estinti.
E poi approfondendo si è visto che il tutto non è stato mosso da un gesto animalista contro questa mattanza crudele ma solo e ancora una volta perché non c'era più ritorno economico.
In ogni caso meglio cosi e ribadisco il mio grido da adolescente!
SALVIAMO LE FOCHE!
ce l'avevo stampato sulla borsa.
venerdì 26 agosto 2016
Quante Volte
Claudio Baglioni
Me ne vado nella notte logorando strade
han lavato il cielo ed ora è ad asciugar sui muri
come quando i miei si vomitavano parole
ed allora mi mandavano a giocare fuori...
Tu non ci sei
tu non sei più con me...
Il mio amico sta dicendo che mi vuole bene
ha bevuto troppo e non ricorda più il mio nome
le finestre occhi spenti stanno già sognando
mulinelli di cartacce e le panchine vuote...
Non avrei voluto essere il primo della classe
non avrei voluto mai portare i primi occhiali
ho paura di specchiarmi dentro una vetrina
e scoprirmi a ridere di me e dei miei pensieri...
Sotto il tacco delle scarpe mezzo consumato
un giornale spiegazzato pieno di pedate
grande prima eccezionale per il film dell'anno
avventura sesso e una valanga di risate...
Quante Volte ti ho pensato
sulla sedia di cucina
Quante Volte ti ho incontrato
nelle cicche che spegnevo
Quante Volte ti ho aspettato
Quante Volte ti ho inseguito
Quante Volte ho chiesto te...
E come gridavo sul cavallo del barbiere
il mio amico si è fermato e sta scalciando un sasso
lui non ha una donna perché ha l'alito cattivo
soffre un po' di tenerezza e parla con se stesso...
Guardo le mie dita gialle sono tanto stanco
di sputare i mozziconi di tutta una vita
giro salto e ballo come un orso ammaestrato
come vorrei fare a pezzi quella luna idiota...
Quante Volte ti ho pregato
mentre mi graffiavi il cuore
Quante Volte ti ho guardato
mentre mi cavavi gli occhi
Quante Volte ti ho cercato
Quante Volte ti ho trovato
Quante Volte ho perso te
Poco più, poco meno – Aldo Nicolaj
Estratto da http://www.aldonicolaj.com
...Ricordare che cosa?
Ricordare una bambina vestita di bianco, che i genitori portavano la domenica ai giardini…
Una bambina con gli occhi sognanti, che aveva fiducia nel mondo, che amava i fiori, la musica, i colori… che credeva nell'umanità e nei suoi valori… che credeva che tutti si volessero bene e che esistesse un amore universale…
Quella bambina sono stata io? Ricordo di essere stata quella bambina?
Tutte le bambine, erano, sono e saranno ingenue e fiduciose, poi si cresce, si ama, si soffre…
Anch'io mi sarò innamorata… di un uomo sorridente, dalle mani forti, dagli occhi vivi…
No, non voglio ricordare, sto meglio così, come sono. Niente ricordi. Mi chiamo Giuseppina Ferragatti, cinquantun anni nubile. È così? È così. Giuseppina Ferragatti, nubile, mai sposata. Ho un nome, un cognome, conosco la mia età, la mia vita, di me so tutto. Bisogna, per forza, avere un nome per vivere?
Giuseppina Ferragatti, perché no? Un nome qualsiasi, Giuseppina Ferragatti.
Giuseppina Ferragatti, cosa facevi sull'autostrada?
Guardavo le macchine, le macchine di tutti i colori che correvano sull'asfalto grigio azzurro, con sullo sfondo i campi biondi di grano, macchiettati da papaveri rossi. E le macchie scure degli alberi e il cielo azzurro… l'erba verde…
I colori. I colori. La gioia dei colori.
I colori sono ricordi che non fanno soffrire.
E io non voglio più soffrire.
Ho sofferto troppo. Forse.
Sono stanca, ho sonno, voglio dormire…
Portavo una camicetta verde e una gonna di tessuto jeans. Avevo anche al collo una collana di perline rosse. Non ce l'ho più. L'ho perduta. Peccato. Era una bella collana. Dove sarà andata a finire? Ma ce l'avevo proprio?
Scusi, ha visto una collana di perline rosse?
No, ho visto, una donna, seduta su una seggiolina pieghevole, che aspettava sulla piazzola dell'autostrada.
Aspettava chi?
Non lo so.
Cosa aspettava?
Non lo so.
Forse Giuseppina Ferragatti nubile?
Forse Giuseppina Ferragatti nubile.
O aspettava che la vita passasse e finisse?
Le dica di star serena, allora perché la vita passa e finisce.
Finirà anche la mia.
Finirà anche la sua.
Per lo meno morendo saprò chi sono, da dove vengo, dove vado.
Lo sapremo tutti.
Ne è sicuro?
Sì.
Mancherà ancora molto?
Chi lo sa!
Lei quanti anni ha?
Cinquanta. Poco più poco meno.
Poco più poco meno, poco più poco meno, poco più poco meno… Al bordo dell'autostrada… seduta su una seggiolina pieghevole… seduta lì, in mezzo ai colori… al giallo… al verde… all'azzurro… al rosso… all'arancione… all'indaco…
I colori sono ricordi che non fanno soffrire…
Ricordi… colori… ricordi… colori…
Ricordi? Che ricordi?
Ricordi… ricordi… ricordi…
Estratto da http://www.aldonicolaj.com
...Ricordare che cosa?
Ricordare una bambina vestita di bianco, che i genitori portavano la domenica ai giardini…
Una bambina con gli occhi sognanti, che aveva fiducia nel mondo, che amava i fiori, la musica, i colori… che credeva nell'umanità e nei suoi valori… che credeva che tutti si volessero bene e che esistesse un amore universale…
Quella bambina sono stata io? Ricordo di essere stata quella bambina?
Tutte le bambine, erano, sono e saranno ingenue e fiduciose, poi si cresce, si ama, si soffre…
Anch'io mi sarò innamorata… di un uomo sorridente, dalle mani forti, dagli occhi vivi…
No, non voglio ricordare, sto meglio così, come sono. Niente ricordi. Mi chiamo Giuseppina Ferragatti, cinquantun anni nubile. È così? È così. Giuseppina Ferragatti, nubile, mai sposata. Ho un nome, un cognome, conosco la mia età, la mia vita, di me so tutto. Bisogna, per forza, avere un nome per vivere?
Giuseppina Ferragatti, perché no? Un nome qualsiasi, Giuseppina Ferragatti.
Giuseppina Ferragatti, cosa facevi sull'autostrada?
Guardavo le macchine, le macchine di tutti i colori che correvano sull'asfalto grigio azzurro, con sullo sfondo i campi biondi di grano, macchiettati da papaveri rossi. E le macchie scure degli alberi e il cielo azzurro… l'erba verde…
I colori. I colori. La gioia dei colori.
I colori sono ricordi che non fanno soffrire.
E io non voglio più soffrire.
Ho sofferto troppo. Forse.
Sono stanca, ho sonno, voglio dormire…
Portavo una camicetta verde e una gonna di tessuto jeans. Avevo anche al collo una collana di perline rosse. Non ce l'ho più. L'ho perduta. Peccato. Era una bella collana. Dove sarà andata a finire? Ma ce l'avevo proprio?
Scusi, ha visto una collana di perline rosse?
No, ho visto, una donna, seduta su una seggiolina pieghevole, che aspettava sulla piazzola dell'autostrada.
Aspettava chi?
Non lo so.
Cosa aspettava?
Non lo so.
Forse Giuseppina Ferragatti nubile?
Forse Giuseppina Ferragatti nubile.
O aspettava che la vita passasse e finisse?
Le dica di star serena, allora perché la vita passa e finisce.
Finirà anche la mia.
Finirà anche la sua.
Per lo meno morendo saprò chi sono, da dove vengo, dove vado.
Lo sapremo tutti.
Ne è sicuro?
Sì.
Mancherà ancora molto?
Chi lo sa!
Lei quanti anni ha?
Cinquanta. Poco più poco meno.
Poco più poco meno, poco più poco meno, poco più poco meno… Al bordo dell'autostrada… seduta su una seggiolina pieghevole… seduta lì, in mezzo ai colori… al giallo… al verde… all'azzurro… al rosso… all'arancione… all'indaco…
I colori sono ricordi che non fanno soffrire…
Ricordi… colori… ricordi… colori…
Ricordi? Che ricordi?
Ricordi… ricordi… ricordi…
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